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La socializzazione di un cucciolo di Staffordshire Bull Terrier si gioca quasi tutta in un periodo preciso: il periodo sensibile, che va grosso modo dalla terza alla dodicesima settimana di vita, con il momento centrale fra la quarta e l'ottava. Quello che un cucciolo incontra in quelle settimane entra a far parte del suo mondo normale; quello che non incontra resterà per sempre una novità da valutare. Non servono esperienze eccezionali, servono quelle ordinarie: superfici diverse sotto le zampe, rumori domestici come lavatrice e aspirapolvere, persone di età diversa, altri cani equilibrati. La regola è la qualità, non la quantità: un'esposizione breve e positiva vale più di una lunga in cui il cucciolo si spaventa. Guida a cura dell'allevamento Del Piccolo Diavolo, che alleva Staffordshire Bull Terrier a Ostellato (FE) dal 2013.
Questa è la lista pratica per la famiglia, dal giorno in cui il cucciolo entra in casa. Cosa può avere incontrato prima, in allevamento, cosa non può avere incontrato e perché «cucciolo già socializzato» non vuol dire quasi niente è spiegato nell'articolo Cuccioli già socializzati: cosa vuol dire davvero.
La finestra che si chiude
Dalla terza alla dodicesima settimana di vita circa, con il nucleo fra la quarta e l'ottava, il cervello di un cucciolo accetta la novità come normale. Quello che incontra in quel periodo diventa parte del suo mondo ordinario; quello che incontra dopo va valutato, e la valutazione è la porta da cui entra la paura. Poi la finestra si chiude: da lì in avanti le cose nuove non vengono più semplicemente accettate, vengono giudicate.
La conseguenza è scomoda ma utile: le settimane che un cucciolo passa in allevamento, almeno nove o dieci, sono gran parte dell'intera finestra, ed è la metà che la famiglia non ha controllato. È il motivo per cui il posto in cui un cucciolo cresce conta più di quasi qualsiasi altra cosa, e per cui un cucciolo cresciuto in una cucina fra lavatrici, campanelli e ospiti parte con un vantaggio concreto rispetto a uno cresciuto in un box pulito all'aperto.
Cosa vuol dire davvero socializzare
Non vuol dire incontrare il maggior numero possibile di cani e persone. È un fraintendimento comune e dannoso. Socializzare significa costruire l'aspettativa che le cose nuove siano poco interessanti e che non succeda niente di male.
Un'esposizione è andata bene se il cucciolo è rimasto rilassato per tutto il tempo. Un cucciolo trascinato in un mercato affollato a dieci settimane e lasciato lì sopraffatto non è stato socializzato ai mercati: ha imparato che i mercati fanno paura, e disfare quella lezione richiede mesi.
I tempi contano quanto la qualità. Aspettare la fine delle vaccinazioni per cominciare vuol dire perdere buona parte di quelle settimane. La posizione dell'AVSAB sulla socializzazione è esplicita: il periodo sensibile cade nei primi tre mesi di vita, e le esposizioni controllate vanno iniziate prima che il ciclo vaccinale sia completo, perché il rischio comportamentale di rimandare è più alto del rischio sanitario di uscite ben gestite. Come conciliare le due cose è nella guida alle prime vaccinazioni.
La lista per la casa
Si comincia dentro, dove si controlla tutto. Prima le superfici: piastrelle, parquet, tappeto, un sacchetto di plastica steso a terra, un cuscino instabile, erba bagnata, ghiaia. Il cucciolo sceglie da solo di camminarci sopra, e si premia la scelta invece di sollevarlo e depositarlo dall'altra parte.
Poi i rumori, ed è la voce che i proprietari trascurano di più. L'aspirapolvere, la lavatrice in centrifuga, il campanello, una pentola che cade, il phon, la televisione con gli applausi. Ogni rumore si presenta a basso volume e a distanza, abbinato al cibo, e si aumenta gradualmente nell'arco di giorni.
Poi le manipolazioni. Orecchie toccate e guardate dentro, zampe tenute in mano, dita separate, bocca aperta, coda tenuta per un attimo, corpo spazzolato dappertutto. Due minuti al giorno di questo rendono semplici le visite dal veterinario e il taglio delle unghie per i quattordici anni successivi, e saltarli produce un cane adulto forte che va contenuto per le cure di routine.
Poi gli oggetti e le persone: ombrelli che si aprono, valigie, cappelli, occhiali da sole, giubbotti ad alta visibilità, bastoni da passeggio, una bicicletta spinta a mano. Ospiti di età, corporatura e voce diverse, invitati a ignorare il cucciolo all'arrivo invece di piombargli addosso.
Imparare a stare da soli
È la voce più trascurata in assoluto, e quella che crea più problemi in seguito. Una razza che si attacca con questa intensità è predisposta ai problemi di separazione, e la prevenzione non costa niente se comincia nella prima settimana.
Si comincia con trenta secondi dietro una porta mentre il cucciolo è occupato con qualcosa di buono. Si torna prima che si agiti, non dopo. Si allunga poco alla volta: un minuto, tre, dieci, trenta. Le partenze si variano, così prendere le chiavi non diventa un segnale. Niente scene né quando si esce né quando si rientra: sono le scene a trasformare l'assenza in un evento. Tempi e errori sono nella guida alla gestione della solitudine.
La trappola è l'opposto di quello che ci si aspetta: il cucciolo che nei primi mesi non resta mai solo, perché in casa c'è sempre qualcuno, è esattamente il cucciolo che a sei mesi non ce la fa quando le circostanze cambiano.
Inibizione del morso, e il cucciolo che morde tutto
Un cucciolo di Staffordshire Bull Terrier usa la bocca in continuazione, ed è normale, legato allo sviluppo e temporaneo. È anche il periodo in cui il cane impara quanto è troppo forte, una lezione che va insegnata prima che arrivi la mascella da adulto.
Il metodo è costante e noioso: quando i denti toccano la pelle, il gioco si interrompe immediatamente e ci si stacca per venti secondi. Niente urla, niente prese per la collottola, niente bocca tenuta chiusa. Si reindirizza su un gioco adatto e si riprende. Fatto ogni volta da tutti in famiglia, si risolve in poche settimane.
Quello che non deve succedere è che una persona permetta il gioco brusco con le mani mentre un'altra lo vieta. L'incoerenza qui produce un adulto che mordicchia per eccitazione, e in questa razza è un problema per quanto amichevole sia l'intenzione.
Incontrare altri cani, fatto bene
Qualità più che quantità, e adulti calmi più che altri cuccioli. Un cane adulto equilibrato e ben educato insegna a un cucciolo più cose sulla comunicazione fra cani in dieci minuti che un'ora di gioco caotico fra cuccioli, che spesso insegna solo la sovraeccitazione.
Gli incontri restano brevi e si chiudono quando entrambi i cani sono ancora rilassati. Le aree cani a questa età si evitano del tutto: la combinazione di caratteri sconosciuti e nessuna sorveglianza è esattamente la circostanza in cui succede la brutta esperienza che segna.
Segnali che si sta andando troppo in fretta
Un cucciolo che rifiuta un cibo che di solito prende, che sbadiglia ripetutamente, che cerca di ritirarsi, che tiene la coda bassa o si blocca ha superato la soglia. Si aumenta la distanza, si abbassa l'intensità, e si considera chiusa la sessione.
Esiste anche un normale periodo di paura fra le otto e le undici settimane, e spesso un secondo fra i cinque e i sei mesi, in cui un cucciolo fino a quel momento sicuro trova improvvisamente allarmanti cose familiari. Passa. In quel periodo si riduce la pressione e non si forzano le esposizioni: un'esperienza spaventosa durante un periodo di paura lascia un segno sproporzionatamente duraturo.
Domande frequenti
Quante cose nuove al giorno sono giuste? Due o tre, fatte con calma, battono dieci fatte di corsa. Si tiene una lista scritta e si spuntano le voci nell'arco di otto settimane, invece di cercare di coprire tutto in quindici giorni.
Il mio cucciolo ha paura dell'aspirapolvere. Si comincia con l'aspirapolvere spento nella stanza, con un premio. Poi acceso in un'altra stanza con la porta chiusa. Poi acceso, a distanza, per dieci secondi. Avere fretta qui crea un cane che va nel panico con gli elettrodomestici per tutta la vita.
Vale la pena fare una puppy class? Una ben condotta sì, soprattutto se comprende manipolazioni tranquille ed esposizioni strutturate invece di venti minuti di gioco libero. Si chiede di assistere a una lezione prima di iscriversi.
E se ho adottato un adulto poco socializzato? Il progresso è più lento ma reale. L'approccio è lo stesso (distanza, pazienza, cibo), con l'aspettativa di mesi invece che settimane, e di solito con un aiuto professionale.