- «Cuccioli socializzati» non vuol dire nulla finché non si dice con cosa.
- Il periodo decisivo va dalla 3ª alla 12ª settimana: quando il cucciolo arriva a casa, metà del lavoro tocca alla famiglia.
- Un allevatore che fa le cose per bene dice anche cosa non ha potuto fare: traffico, bambini, altri animali, stare da solo.
In questa pagina
- La finestra: cosa dice l'etologia
- Cosa può avere incontrato prima di partire
- Cosa NON può avere incontrato, e perché
- E il Bio Sensor?
- Quindi cosa vuol dire «socializzato»
- Cosa facciamo noi, e cosa non facciamo
- Chi resta più a lungo lo socializzo io
- Le prime quattro settimane a casa: quelle che decidono
- In sintesi
«Cuccioli socializzati» si legge in quasi tutti gli annunci. Come «genitori visibili», non vuol dire nulla finché non si dice con cosa. Il periodo in cui un cane impara cosa è normale va dalla terza alla dodicesima settimana di vita. Un cucciolo di Staffordshire Bull Terrier lascia l'allevamento fra i 60 e i 70 giorni, e a quel punto ne ha passate in casa cinque o sei su dieci. La metà più importante del lavoro la farà la sua famiglia. Un allevatore che fa le cose per bene dice cosa ha fatto, ma anche cosa non ha potuto fare. Di solito sono il traffico, i bambini se in allevamento non ce ne sono, gli altri animali e lo stare da solo, perché in mezzo ai fratelli un cucciolo solo non ci sta mai. Guida a cura di Del Piccolo Diavolo, allevamento di Staffordshire Bull Terrier a Ostellato (FE) dal 2013.
La finestra: cosa dice l'etologia
Su questo non c'è la mia opinione, ci sono gli studi. Il periodo sensibile per la socializzazione del cane va più o meno dalla terza alla dodicesima settimana di vita. Il momento centrale è fra la quarta e l'ottava. Il riferimento classico sono gli studi di Scott e Fuller, del 1965. Oggi la posizione dell’AVSAB sulla socializzazione indica i primi tre mesi come il periodo più importante. E raccomanda di cominciare senza aspettare la fine delle vaccinazioni.
In quelle settimane il cucciolo impara cosa è «normale». Persone, rumori, superfici, altri animali: quello che incontra lo accetta senza fatica. Quello che non incontra, da adulto lo dovrà valutare. E un adulto valuta con prudenza, a volte con allerta o reattività.
Il conto è semplice. La legge italiana vieta l'affido prima dei sessanta giorni. A quell'età il cucciolo ha passato in allevamento cinque settimane delle dieci che contano. La metà del lavoro è ancora da fare.
Ogni settimana in più cambia il conto. Da noi i cuccioli restano fino a settanta giorni, cioè dieci in più. Nella finestra sensibile sono un settimo del tempo utile. E lo passano in un posto dove le novità arrivano poco per volta, non tutte insieme il primo giorno in una casa sconosciuta.
Cosa può avere incontrato prima di partire
Molto meno di quanto faccia pensare la parola «socializzato». E quasi tutto dentro un perimetro piccolo, che si allarga un po' con ogni settimana in più.
Può avere conosciuto le persone di casa e qualcuno in visita. I rumori di casa: televisione, radio, aspirapolvere, campanello, lavastoviglie. Superfici diverse sotto le zampe, e qui cambia molto se l'allevamento ha un cortile vero o solo un box. Gli altri cani dell'allevamento, adulti tranquilli e della sua stessa razza. E il farsi toccare: essere preso in braccio, girato, toccato sulle zampe e sulle orecchie.
Se l'allevamento sta su una strada e non isolato in campagna, ha sentito anche i rumori di fuori, da lontano: traffico, gente che passa, campane. Non è come attraversare una città al guinzaglio. Ma è molto più del silenzio.
Poi c'è una cosa che quasi nessuno nomina, e che in questa fase conta più di tanti stimoli: la madre. Una femmina serena, in un posto che conosce, cresce cuccioli più stabili. Una femmina stressata li cresce più reattivi, e nessun protocollo ci rimedia.
Cosa NON può avere incontrato, e perché
Questa è la parte che gli annunci non scrivono.
Il traffico, la città, i mezzi pubblici. Il ciclo base dei vaccini finisce verso i tre mesi, secondo il protocollo del veterinario. Fino ad allora il cucciolo non va portato dove passano cani sconosciuti. È una precauzione per la salute, e per forza limita i posti dove può andare. Per i cuccioli che vanno all'estero c'è anche l'antirabbica. Non si può fare prima delle dodici settimane e vale da ventuno giorni dopo.
I bambini, se in allevamento non ce ne sono. Un cucciolo cresciuto fra adulti conosce gli adulti. I bambini si muovono in un altro modo, hanno un'altra voce e sono più bassi. Per un cane sono un'altra cosa.
Cani di altre razze e taglie. Conoscere sei Staffy adulti non è come conoscere un alano, un chihuahua o un cane che comunica in un altro modo.
Gatti, cavalli, galline, se non ci sono. L'ascensore, il guinzaglio in strada, una visita vera dal veterinario, che non è la prima vaccinazione fatta in allevamento.
Vale anche per noi, ed è giusto dirlo: qui altri animali non ce ne sono. Al massimo passa dal cortile qualche gatto dei vicini. Un cucciolo che esce da noi non ha mai visto una gallina o un cavallo. Se la nuova famiglia ne ha, quel lavoro va fatto lì.
Restare da solo. In allevamento un cucciolo non è mai solo: ci sono i fratelli, la madre, le persone. Stare da solo lo impara dopo, nella casa nuova. Ed è una delle cose che più spesso vanno storte.
E il Bio Sensor?
Quando si parla di stimolazione precoce salta sempre fuori il Bio Sensor, o ENS. Sono cinque esercizi di pochi secondi, una volta al giorno, dal terzo al sedicesimo giorno di vita. Nelle presentazioni delle cucciolate viene citato come se garantisse un cane equilibrato.
Ci sono due cose da sapere. La prima riguarda i benefici promessi: più tolleranza allo stress, cuore più efficiente, più resistenza alle malattie. Vengono da un programma militare degli anni Settanta, non da studi indipendenti controllati da altri ricercatori. La seconda è che i primi sedici giorni non sono il periodo sensibile per la socializzazione. Quello comincia dopo, dalla terza settimana.
Non vuol dire che l'ENS faccia male. Vuol dire che chi lo presenta come il motivo per cui il suo cucciolo sarà equilibrato promette più di quello che si sa. Ne abbiamo scritto nella guida su cosa dice davvero la ricerca sul Bio Sensor.
Per questo articolo c'è una conseguenza pratica. Un allevamento che ti parla solo dei primi sedici giorni ti racconta la parte meno importante. La domanda da fare è cosa è successo dalla terza settimana in poi.
Quindi cosa vuol dire «socializzato»
Vuol dire che il cucciolo è avviato, non finito. Ha una base su cui costruire, non un foglio bianco. Le settimane passate in allevamento, cinque o sei che siano, non sono andate sprecate.
Ma se un annuncio scrive «socializzati» e basta, c'è una sola domanda da fare: con cosa, esattamente? Un allevatore che sa cosa fa risponde con un elenco, non con un aggettivo. Anche se l'elenco è corto va bene, basta che lo dica.
Cosa facciamo noi, e cosa non facciamo
I cuccioli dell'allevamento Del Piccolo Diavolo nascono in casa e ci restano il primo mese, nella cassa parto. La cassa non sta in una stanza silenziosa ma vicino alla televisione e alla radio. Il rumore di una casa abitata è la prima cosa a cui un cucciolo si deve abituare.
Verso i trenta giorni passano nel box protetto, fatto apposta per loro. Lì si muovono al sicuro finché le zampe reggono ancora poco, e comincia lo svezzamento.
Il passaggio più importante arriva verso i quaranta giorni, quando li lascio liberi nel cortile. Non è un recinto di cemento. Ci sono erba, terra, piante e fiori, con superfici e odori diversi a ogni passo. Quando il tempo lo permette ci stanno tutto il giorno, al sole, al vento e all'ombra.
Però conta di più quello che passa fuori dal cortile. Macchine, motorini, biciclette, gente a piedi sulla strada, il clacson, le campane della chiesa. Se un cucciolo sente le campane a quaranta giorni mentre gioca sull'erba, non ci farà più caso per tutta la vita. Se le sente per la prima volta a sei mesi in una città, dovrà abituarsi.
Nel cortile incontrano anche gli altri cani adulti, sempre sotto stretto controllo. Non li lascio insieme perché «si conoscono». Li lascio insieme guardandoli, e li divido quando serve.
Il cortile però non sostituisce la casa. Fra i quaranta e i cinquanta giorni cominciano a rientrare a turno, a gruppi di due o tre, per qualche ora. Non tutti insieme: in un gruppo piccolo ognuno vive le cose in prima persona, invece di guardarle protetto dagli altri. In casa imparano il resto: la televisione accesa, la gente che entra ed esce, il pavimento liscio, la cucina.
Le persone che passano sono quasi tutte facce nuove. Le famiglie che prenderanno un cucciolo vengono a vederlo più volte mentre cresce, a parte chi abita troppo lontano. Per i cuccioli vuol dire mani, voci e andature diverse, ripetute nel tempo. Così capita anche qualche bambino. I miei figli ormai sono grandi e in casa bambini non ce ne sono: quando una coppia ne porta uno, per me è un vantaggio e lo dico volentieri.
Il veterinario viene qui. Per le cucciolate numerose sempre, per quelle piccole a volte vado io. Ma la regola è che venga lui. Portare cuccioli non ancora vaccinati in un ambulatorio, dove passano cani malati, non è una buona idea. Il rovescio è che il cucciolo non fa viaggi in auto prima dell'affido, e quello lo imparerà dopo.
Quello che non facciamo è promettere che all'affido il lavoro sia finito. Non lo è, né a sessanta giorni né a settanta. Quando un cucciolo parte, la finestra sensibile resta aperta ancora per diverse settimane. E le passerà con la sua famiglia.
Chi resta più a lungo lo socializzo io
Alcuni cuccioli fanno un percorso diverso: quelli che restano qui più a lungo. Spesso sono quelli che vanno all'estero, che devono aspettare l'antirabbica e non partono prima dei quattro mesi.
Quei cuccioli li socializzo io. Dopo il secondo vaccino comincio a portarli al guinzaglio per il paese. E non da soli, ma con la madre accanto. Alla prima uscita un cucciolo è quasi sempre un po' incerto. La strada è larga, i rumori arrivano da tutte le parti, il guinzaglio è una novità. Ma se davanti cammina sua madre, che quella strada la conosce e non si preoccupa, lui la segue volentieri. Quello che gli insegna la madre in tre passeggiate non glielo insegna nessun protocollo.
Per questo un cucciolo che resta fino ai quattro mesi parte avvantaggiato. Ha finito qui la finestra sensibile, con una guida che parla la sua lingua.
Le prime quattro settimane a casa: quelle che decidono
È la parte che l'allevatore non controlla, e pesa quanto la sua.
Quantità non è qualità. Dieci esperienze brevi e belle valgono più di una lunga in cui il cucciolo si spaventa. Se si irrigidisce, si blocca o cerca di andarsene, l'esperienza non sta funzionando. Ci si allontana un po' e si riprova il giorno dopo.
Anche prima della fine dei vaccini si può fare molto. Niente parco cani, ma si può portare il cucciolo in braccio in posti nuovi. Si può farlo stare in auto, fargli conoscere persone in casa, farlo camminare su superfici diverse e fargli sentire rumori.
A stare da solo si impara dal primo giorno, con assenze brevissime, allungate poco per volta. Senza scene quando si esce né quando si rientra.
Se qualcosa va storto, si chiede aiuto. Un cucciolo che a quattro mesi ha paura di uscire non «passerà da solo». È il momento di farsi seguire da qualcuno, non fra un anno.
In sintesi
- La finestra va dalla terza alla dodicesima settimana. All'affido ne sono passate cinque o sei su dieci, secondo quanto resta il cucciolo
- In allevamento un cucciolo incontra la casa, le persone, gli altri cani della razza. Non la città, non il traffico, spesso non i bambini
- «Socializzato» senza un elenco non vuol dire niente: chiedi con cosa
- Il lavoro che resta è quello che pesa di più, e lo fa la famiglia
- Un allevatore che fa le cose per bene ti dice anche cosa non ha potuto fare
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