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Salute e benessere

Igiene orale e denti

Spazzolatura, prevenzione tartaro e salute dentale

📅 18 giugno 2024 ⏱️ 12 min lettura
Spazzolatura Prevenire il tartaro Detartrasi Snack dentali Dentizione del cucciolo Gengivite Dentifrici veterinari Masticativi sicuri
In breve
  • La prevenzione comincia da cucciolo, abituandolo a farsi toccare la bocca.
  • L’unica cosa che funziona davvero è spazzolare i denti da 3 a 7 volte a settimana, con dentifricio veterinario.
  • Niente masticativi troppo duri: se premendo con l’unghia non cedono, possono rompere i denti.
In questa pagina
  1. Perché i denti contano più di quanto si pensi
  2. I problemi dentali tipici della razza
  3. Cosa dare e cosa evitare
  4. Lo spazzolino: l'unica cosa che funziona davvero
  5. Riconoscere un problema
  6. La pulizia professionale
  7. Una routine realistica
  8. L'alimentazione e il suo vero ruolo
  9. La dentizione, mese per mese
  10. Insegnare lo spazzolino, da cucciolo
  11. I problemi più comuni
  12. Domande frequenti

Nello Staffordshire Bull Terrier la prevenzione dentale comincia da cucciolo: abituarlo a farsi toccare la bocca fra le 8 e le 16 settimane rende l'adulto collaborativo. I 28 denti da latte lasciano il posto ai 42 definitivi verso i sei-sette mesi, e da lì la placca non rimossa diventa tartaro, poi gengivite e parodontite, con dolore e perdita dei denti. L'unica cosa che funziona davvero è la spazzolatura, da tre a sette volte a settimana, con un dentifricio enzimatico veterinario, mai quello per persone. La mandibola potente della razza rende pericolosi i masticativi troppo duri: se premendo con l'unghia l'oggetto non cede, è troppo duro, e la frattura del quarto premolare superiore è la diagnosi più comune. Controlli veterinari periodici e detartrasi quando serve completano la routine. Guida a cura di Del Piccolo Diavolo, allevamento di Staffy a Ostellato (FE) dal 2013.

Perché i denti contano più di quanto si pensi

La malattia parodontale è la patologia diagnosticata più spesso nel cane, e la grande maggioranza dei cani ne è colpita già a tre anni. Nello Staffordshire Bull Terrier merita un'attenzione particolare per un motivo di struttura: la razza ha una dentatura completa di quarantadue denti in una mascella relativamente corta, il che vuol dire denti affollati, e i denti affollati trattengono la placca nei punti dove la lingua non arriva.

Le conseguenze vanno ben oltre l'alito cattivo. Un'infezione dentale cronica libera batteri nel sangue di continuo, e il legame con malattie di cuore, reni e fegato è ben documentato. Un cane con una malattia parodontale avanzata vive con un dolore costante e sordo che non può dire, e i proprietari raccontano spesso di un cane completamente diverso dopo una cura dentale che avevano continuato a rimandare.

I problemi dentali tipici della razza

Oltre all'affollamento, in questa razza conviene tenere d'occhio tre cose. I denti da latte che non cadono, soprattutto i canini, sono frequenti: se un dente da latte è ancora al suo posto quando è spuntato quello definitivo, va tolto, perché i due insieme trattengono residui e spingono il dente adulto fuori posto. A sette mesi non deve essere rimasto nessun dente da latte.

La seconda è la malocclusione. Una chiusura a forbice corretta distribuisce l'usura in modo uniforme; il prognatismo inferiore, che nella razza si vede, provoca un'usura anomala e traumi localizzati alle gengive. È un difetto da evitare in riproduzione, e in un cane che c'è già vuol dire controlli più frequenti più che una cura.

La terza, la più sottovalutata: i denti fratturati da masticativi sbagliati. È una mascella potentissima in un cane con una soglia del dolore insolitamente alta, e la frattura a scaglia del quarto premolare superiore è la lesione classica. Spesso il cane non dà nessun segno.

Cosa dare e cosa evitare

La regola che diamo a ogni famiglia che prende uno dei nostri cuccioli è semplice: se non ci lasci il segno con l'unghia, e non vorresti che ti cadesse su un ginocchio, non darlo al cane. Questo esclude corna, ossa di qualsiasi tipo, comprese le ossa di bovino da carico che si vendono ovunque, ossa di nylon, zoccoli e sassi.

Le scelte adatte: masticativi in gomma di quelli che cedono alla pressione, snack dentali con un'azione abrasiva dimostrata e carote crude per i cani la cui alimentazione lo permette. Finché il cucciolo non ha cambiato tutti i denti, solo masticativi morbidi, come i Kong morbidi o di media durezza, e niente tira e molla con stracci, corde o simili. Nessuno di questi sostituisce lo spazzolino, e qualsiasi prodotto che promette di rendere inutile lo spazzolino sta esagerando.

Lo spazzolino: l'unica cosa che funziona davvero

La placca si mineralizza in tartaro in circa tre giorni. Toglierla meccanicamente prima che succeda è l'unico intervento che previene in modo affidabile la malattia parodontale, e tutto il resto è un complemento.

L'ideale è ogni giorno; tre volte alla settimana è il minimo realistico che fa ancora una differenza misurabile. Si usa un dentifricio per cani, mai quello umano, che contiene fluoro e spesso xilitolo ed è tossico. Vanno bene sia uno spazzolino da dito sia uno spazzolino morbido da bambino: conta più la frequenza dello spazzolino.

Si introduce poco a poco, in un paio di settimane: prima si lascia leccare il dentifricio, poi si toccano solo le superfici esterne dei canini, poi si va verso il fondo. Contano le superfici esterne, perché quelle interne la lingua le tiene abbastanza pulite. Trenta secondi per lato, fatti con costanza, valgono più di cinque minuti fatti ogni tanto e poi abbandonati.

Riconoscere un problema

L'alito cattivo è il primo segno, e quello che più spesso viene considerato normale. Non lo è. Gli altri: depositi gialli o marroni lungo il bordo delle gengive, gengive rosse o che sanguinano, masticare da una parte sola, far cadere il cibo, toccarsi la bocca con la zampa, e rifiutare un masticativo che prima era gradito.

Visto che questa razza sopporta bene il fastidio, il fatto che non si lamenti non vuol dire niente. Una volta alla settimana si solleva il labbro e si guarda, e conviene prendere l'abitudine da cucciolo, così più avanti è una cosa normale.

La pulizia professionale

Una pulizia dentale dal veterinario richiede l'anestesia generale, ed è il punto in cui i proprietari esitano. L'esitazione si capisce, ma di solito è fuori luogo: i protocolli moderni, con esami del sangue prima e monitoraggio durante, sono a basso rischio in un cane sano, e l'alternativa sono anni di infezione non curata.

La cosiddetta pulizia senza anestesia toglie il tartaro visibile dalla corona e lascia i depositi sotto la gengiva, che sono quelli che causano davvero la malattia. La bocca sembra più bella e non si cura niente.

La frequenza cambia da cane a cane: un cane a cui si spazzolano i denti con regolarità può aver bisogno di una pulizia professionale ogni due o tre anni, mentre uno a cui non sono mai stati spazzolati può averne bisogno ogni anno dalla mezza età.

Una routine realistica

Ogni settimana: sollevare il labbro e guardare da tutti e due i lati. Da tre a sette volte alla settimana: spazzolare le superfici esterne, trenta secondi per lato. Ogni giorno: un masticativo adatto, scelto con la regola dell'unghia. Ogni anno: un controllo dei denti alla visita di routine, e fare quello che serve invece di rimandare.

Cominciata da cucciolo, questa routine richiede circa tre minuti al giorno e regala al cane anni di pasti senza dolore. Cominciata a sette anni, serve a limitare i danni.

L'alimentazione e il suo vero ruolo

L'idea che le crocchette puliscano i denti è in gran parte un mito: la maggior parte delle crocchette si sbriciola al contatto senza mai arrivare al bordo della gengiva. Esistono prodotti con un'azione dentale specifica, fatti con pezzi più grandi e fibrosi in cui il dente affonda invece di romperli, e quelli un effetto misurabile ce l'hanno. Sulla confezione va cercato un riconoscimento veterinario per la salute dentale, non una promessa pubblicitaria.

L'alimentazione a crudo, fatta bene, tende a dare denti visibilmente più puliti, soprattutto per l'azione meccanica delle ossa carnose crude adatte. Ha però anche dei rischi, come fratture da ossa troppo dure, occlusioni e la gestione dei batteri, e va discussa con il veterinario, non presa da un forum. Qualunque alimentazione si scelga, il suo effetto sulla salute dei denti viene dopo lo spazzolino.

La dentizione, mese per mese

I 28 denti da latte spuntano fra le tre e le sei settimane; il cambio con i denti definitivi comincia fra i tre e i cinque mesi e finisce a sei o sette, con 42 denti. Durante il cambio è normale vedere gengive un po' rosse e gonfie, più bava, una gran voglia di masticare, qualche difficoltà con il cibo duro, e dentini trovati in giro per casa. Per aiutarlo: giochi congelati, un Kong riempito d'acqua e messo in freezer, masticativi in gomma morbida invece che duri, e cibo umido per qualche giorno se rifiuta le crocchette; fino al cambio completo dei denti, niente tira e molla con stracci, corde o simili. Dal veterinario se dopo i sette mesi un dente da latte è ancora al suo posto accanto al definitivo, se i denti definitivi crescono storti o affollati, o in caso di sanguinamento abbondante, gonfiore del muso o rifiuto completo del cibo.

Insegnare lo spazzolino, da cucciolo

Dalle otto alle dodici settimane: abituarlo al contatto. Nei primi giorni si tocca piano il muso e le labbra mentre lo si accarezza, con un premio subito, pochi secondi tre o quattro volte al giorno. Poi si solleva il labbro superiore per due o tre secondi, mostrando i denti davanti, fino ad arrivare a cinque-dieci. Nella seconda settimana si strofinano piano i denti davanti con una garza umida o uno spazzolino da dito in silicone; fra la terza e la quarta si arriva ai premolari in fondo, quindici-venti secondi per lato.

Dalle dodici alle sedici settimane: lo spazzolino. Uno spazzolino per cani a setole morbide, un dentifricio enzimatico veterinario al gusto di carne o pollo, mai quello umano, e premi di alto valore.

Dai quattro mesi: la spazzolatura completa, da tre a sette volte alla settimana, due o tre minuti in tutto. Si spazzola dalla gengiva verso la punta, dedicando più tempo a premolari e molari in fondo, dove il tartaro si forma prima; le superfici interne sono facoltative, se il cane le tollera. Si chiude con un premio generoso; non serve sciacquare. Se il cane si agita ci si ferma e si riprova più tardi; se le gengive sanguinano, si sta spazzolando troppo forte.

I problemi più comuni

La gengivite si vede come bordo della gengiva rosso e gonfio, che sanguina con lo spazzolino, con un alito moderatamente cattivo; presa presto regredisce con una migliore igiene, e se continua serve una pulizia professionale. La parodontite è lo stadio avanzato: gengive che si ritirano, tasche, denti che si muovono, pus e dolore forte, e si cura con una pulizia profonda, l'estrazione dei denti danneggiati e farmaci. I denti fratturati vengono da oggetti troppo duri, colpi o giochi di tira e molla troppo bruschi; se la polpa è scoperta, il cane va visto entro 24-48 ore e nel frattempo mangia cibo morbido. Il tartaro comincia come depositi giallo-marroni al bordo della gengiva dei denti posteriori: un tartaro leggero chiede più spazzolino, uno moderato o grave una pulizia professionale.

Una pulizia professionale richiede l'anestesia generale, perché la parte che conta, sotto la gengiva, su un cane sveglio non si raggiunge. Dura da trenta a novanta minuti: gli ultrasuoni rompono il tartaro, gli strumenti manuali tolgono quello che resta, e la lucidatura leviga la superficie. Prima si fanno gli esami del sangue, soprattutto nei cani anziani. In Italia una pulizia standard costa indicativamente 150-200 euro, e 250-400 euro o più con le estrazioni.

Domande frequenti

A che età iniziare a spazzolare i denti al cucciolo?

Appena arriva a casa, intorno ai due mesi, ma non per pulire: per abituarlo. In quella fase i denti sono ancora da latte e cadranno comunque, quindi l'obiettivo è solo che si lasci toccare la bocca senza irrigidirsi. Si comincia con un dito, poi un dito con un po' di dentifricio veterinario, poi lo spazzolino, qualche secondo per volta e sempre finendo con un premio. Un cane abituato da cucciolo si fa spazzolare i denti per tutta la vita in due minuti; uno che ci arriva a tre anni va tenuto fermo in due persone, e alla lunga si rinuncia. Il dentifricio umano non va mai usato: contiene xilitolo o fluoro, entrambi tossici per il cane, ed esistono paste veterinarie aromatizzate che vengono mangiate volentieri.

Quanto spesso devo spazzolare i denti al mio Staffy?

L'ideale è tutti i giorni, la realtà praticabile è tre volte a settimana: sotto questa soglia la placca fa in tempo a mineralizzarsi in tartaro, e a quel punto lo spazzolino non basta più. Meglio due minuti fatti spesso che dieci minuti una volta ogni tanto. Conviene inserirlo in un momento fisso della giornata, come dopo la passeggiata della sera, perché la costanza dipende dall'abitudine di chi tiene lo spazzolino, non del cane. Lo Staffordshire Bull Terrier ha quarantadue denti in una mascella relativamente corta, quindi piuttosto vicini, e ha anche una masticazione potente che consuma gli incisivi: vale la pena controllare ogni tanto anche l'usura, non solo la placca.

Quali snack dentali sono sicuri per lo Staffy?

I prodotti con il marchio VOHC (il consiglio veterinario americano sulla salute orale) sono quelli con efficacia dimostrata, e si riconoscono dal logo sulla confezione. Quello che invece conviene evitare è tutta la categoria degli oggetti troppo duri: corna di cervo, ossa vere, zoccoli. Lo Staffy ha una forza di morso considerevole per la taglia, e la frattura del quarto premolare superiore è una delle diagnosi più comuni nei cani che masticano oggetti rigidi. La regola pratica è l'unghia: se premendo con l'unghia l'oggetto non cede minimamente, è troppo duro. Gli snack dentali contano comunque come calorie, e in una razza che ingrassa facilmente vanno scalati dalla razione, non aggiunti.

Quando è necessaria la detartrasi professionale?

Quando il tartaro è visibile e aderente, quando le gengive sono arrossate o sanguinano, o quando l'alito è forte nonostante l'igiene quotidiana. Di solito si parla di una volta ogni uno-tre anni, ma varia molto da cane a cane e la valutazione la fa il veterinario guardando la bocca, non l'età. La detartrasi si esegue in anestesia generale, perché la parte che conta, sotto il bordo gengivale, su un cane sveglio non si raggiunge. Per questo vanno evitate le cosiddette pulizie senza anestesia offerte fuori dagli ambulatori: tolgono il tartaro visibile, lasciano quello sotto la gengiva e danno la falsa impressione che sia tutto a posto. Prima dell'anestesia si fanno esami del sangue, soprattutto nei cani anziani.

Cosa fare se il mio Staffy ha alitosi forte?

L'alito cattivo non è un difetto della razza: è un sintomo, e nella maggior parte dei casi indica placca, tartaro o gengivite. La prima cosa da fare è guardare la bocca con una torcia, controllando il bordo gengivale dei premolari superiori, che è il punto dove il tartaro si accumula per primo. Se le gengive sono rosse o sanguinano al contatto, serve il veterinario. Ma l'alitosi persistente in un cane con i denti puliti va indagata altrove: può segnalare problemi gastrointestinali, renali o metabolici, e in quel caso il fiato ha spesso un odore particolare, dolciastro o ammoniacale. Un cambiamento improvviso dell'alito in un cane adulto è un motivo valido per una visita, non un fastidio da mascherare con uno snack.

I denti da latte del cucciolo non cadono: è normale?

No, ed è una cosa da non lasciar correre. La permuta dei denti va più o meno dai tre-quattro ai sette mesi, e a quel punto tutti i denti da latte dovrebbero essere caduti. Quando un deciduo resta accanto al definitivo (succede soprattutto con i canini), si crea uno spazio stretto dove si impattano cibo e placca, e si favoriscono malocclusioni e parodontite precoce. La soluzione è l'estrazione, che si fa spesso in contemporanea alla sterilizzazione o a un'altra anestesia programmata, per non addormentare il cane due volte. Vale la pena controllare la bocca del cucciolo una volta a settimana in quel periodo: se a sette mesi vedi due canini affiancati, è il momento di parlarne con il veterinario.

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