Il Bio Sensor sui cuccioli, noto anche come ENS o Early Neurological Stimulation, è un programma nato nell'esercito statunitense negli anni Settanta: cinque esercizi di tre-cinque secondi ciascuno, una volta al giorno, dal terzo al sedicesimo giorno di vita del cucciolo. I benefici che gli vengono attribuiti — tolleranza allo stress, cuore più efficiente, maggiore resistenza alle malattie — vengono da quel programma militare e non da studi indipendenti verificati da altri ricercatori. Quello che invece è ben documentato nell'etologia del cane è il periodo sensibile per la socializzazione, fra la terza e la dodicesima settimana, e il peso della qualità delle cure materne. Chi presenta l'ENS come garanzia di equilibrio sta promettendo più di quanto si sappia. Vale per lo Staffordshire Bull Terrier come per qualsiasi altra razza. Guida a cura dell'allevamento Del Piccolo Diavolo, che alleva Staffordshire Bull Terrier a Ostellato (FE) dal 2013.
Nelle presentazioni delle cucciolate capita spesso di leggere "cuccioli trattati con metodo Bio Sensor" o "programma ENS". Suona serio, e in effetti l'origine è seria. Quello che manca, quasi sempre, è la parte in cui si dice quanto sia fondato.
Qui provo a metterla, perché è una domanda che mi hanno fatto e perché la risposta onesta è più utile di una sigla.
Cos'è il Bio Sensor
Bio Sensor è il nome di un programma dell'esercito statunitense degli anni Settanta, poi diventato noto come "Super Dog", pensato per migliorare le prestazioni dei cani da lavoro. Nella versione divulgata (la sigla inglese è ENS, Early Neurological Stimulation) consiste in cinque esercizi da tre a cinque secondi ciascuno, una volta al giorno, dal terzo al sedicesimo giorno di vita:
- Il cucciolo tenuto con la testa in alto
- Tenuto con la testa in basso
- Tenuto in posizione supina, pancia all'aria
- Stimolazione fra i cuscinetti con un cotton fioc
- Appoggiato per pochi secondi su un panno umido e fresco
I benefici attribuiti al programma sono tolleranza allo stress, cuore più efficiente, ghiandole surrenali più robuste, maggiore resistenza alle malattie.
Cosa regge e cosa no
Quei benefici vengono dal programma militare, non da studi pubblicati e verificati da altri ricercatori. È una differenza che conta: significa che la fonte originale non è controllabile.
La diffusione del metodo fra gli allevatori si deve soprattutto a un articolo di Carmen Battaglia pubblicato sul Journal of Veterinary Behavior nel 2009: è da lì che l'ENS è arrivato al mondo cinofilo, ed è una rassegna divulgativa, non uno studio controllato.
Negli anni successivi qualche ricerca indipendente sul cane è stata fatta, ma è poca e i risultati non vanno tutti nella stessa direzione: alcuni lavori riportano differenze, altri non ne trovano di misurabili sull'animale adulto. Non esiste, a oggi, uno studio ampio e ben controllato che dimostri che quei cinque esercizi producano un cane adulto più equilibrato.
Questo non vuol dire che l'ENS faccia male o sia una truffa. Vuol dire che chi lo presenta come una garanzia sta promettendo più di quanto si sappia.
C'è anche un punto pratico che si tende a saltare: il di più fa danno. Sono stimoli stressanti applicati a un neonato che non regola ancora la propria temperatura. Allungare i tempi o ripetere gli esercizi più volte al giorno, nella convinzione che "più è meglio", è il modo migliore per ottenere l'effetto contrario.
Quello che invece è documentato
Se cerchi il fattore che pesa davvero sul carattere di un cucciolo, non è nei primi sedici giorni: è nelle settimane successive.
Il periodo sensibile per la socializzazione, grosso modo dalla terza alla dodicesima settimana, con il momento centrale fra la quarta e l'ottava, è una delle cose meglio stabilite dell'etologia del cane. Quello che un cucciolo incontra in quelle settimane entra a far parte del suo mondo normale; quello che non incontra resterà per sempre una novità da valutare.
Conta anche, e molto, la qualità delle cure materne: una madre serena, in un ambiente che conosce, cresce cuccioli più stabili. Ed è un motivo in più per guardare la madre quando si visita un allevamento.
Cosa facciamo noi
Non applico nessun protocollo a orologeria, e non scrivo "metodo Bio Sensor" nelle presentazioni delle cucciolate. Quello che faccio è meno spettacolare da raccontare, e credo valga di più.
La cassa parto non sta in una stanza silenziosa. È vicina a una fonte sonora, la televisione o la radio, perché il rumore di una casa abitata è la prima cosa a cui un cucciolo deve fare l'abitudine. Non si tratta di stimolarli: si tratta di non isolarli.
Li peso tutti i giorni. Serve a controllare che la crescita sia regolare, ed è il primo campanello quando qualcosa non va: un cucciolo che smette di prendere peso lo vedi da lì, non da come si muove. Ma è anche il momento in cui ognuno di loro finisce in mano a qualcuno, ogni giorno, senza che sia un esercizio.
Poi ci sono le coccole, mie e dei miei figli, e i bacini. È la parte di cui uno non scrive nelle pagine tecniche, ma è quella che i cuccioli ricevono davvero.
E qui c'è la differenza che un protocollo non può contenere: i cuccioli non sono tutti uguali, e lo si vede già a pochi giorni. Uno resta molle in mano e si riaddormenta; un altro si irrigidisce, mugola, arriva a piangere. Sono gli unici segnali che a quell'età hai, e sono sufficienti.
Con il secondo vado piano: pochi secondi, ogni giorno, senza insistere quando la tensione sale, un po' di più il giorno dopo. Finché stare in mano smette di essere una cosa da sopportare. È il cucciolo più chiuso ad avere più bisogno di quel lavoro, ed è proprio quello con cui contare i secondi non serve a niente: quello che conta è fermarsi quando te lo dice lui.
Applicare cinque esercizi identici a cuccioli tutti diversi, contando i secondi, vuol dire trattarli come se fossero intercambiabili. Non lo sono, come non lo sono i bambini.
Dal primo mese in avanti comincia la parte che conta di più: il passaggio al box con sfogo esterno, il rientro in casa a turno, e poi le persone, i rumori, gli altri cani. È lì che si costruisce il carattere di un cane adulto, e dopo non si recupera. Come crescono i nostri lo racconta la pagina dei cuccioli di Staffy.
In sintesi
Se un allevatore ti dice che applica l'ENS, non è un difetto: è un dettaglio che vale quanto vale, cioè poco in un senso e poco nell'altro. Se invece te lo presenta come la ragione per cui il suo cucciolo sarà equilibrato, la domanda giusta è un'altra: dove crescono i cuccioli, chi incontrano nelle prime settimane, e in che condizioni è la madre.
Le risposte a quelle tre domande dicono molto di più di qualsiasi sigla.
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